
Collezione Brunialti della Biblioteca Bocconi
Il turismo tra il XIX e il XX secolo
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Attilio Brunialti (1849–1920), nato a Vicenza, fu giurista, geografo e intellettuale pubblico. Studiò legge all'Università di Padova, divenne professore di diritto costituzionale a Roma, Pavia e Torino e fu membro del Consiglio di Stato. Collaborò con la Società Geografica Italiana come redattore del suo Bollettino e, tra il 1874 e il 1879, ricoprì la carica di bibliotecario presso la Camera dei Deputati, sviluppando il sistema di classificazione che avrebbe poi applicato alla propria collezione.
La biblioteca personale di Brunialti fu acquisita dalla Biblioteca Bocconi nel 1922, quando le figlie la vendettero al Rettore Angelo Sraffa per 9.000 lire. La collezione comprende circa 1.800 monografie e 7.000 opuscoli, organizzati secondo la classificazione originaria di Brunialti. Questa mostra ripercorre un percorso tematico attraverso i materiali relativi al turismo, suddivisi in sei sezioni della collezione.
1,800
Monographs
7,000
Pamphlets
6
Thematic Sections
Attilio Brunialti e la sua Biblioteca
Giurista, geografo e intellettuale poliedrico, Attilio Brunialti nasce a Vicenza nel 1849. Si laurea in giurisprudenza a Padova con Luigi Luzzati e intraprende la carriera accademica come docente di diritto costituzionale, insegnando a Roma, Pavia e Torino. Entra nel Consiglio di Stato e si dedica a una intensa attività editoriale, curando la Biblioteca di scienze politiche e, insieme a Giulio Cesare Buzzati e Oreste Ranelletti, la Biblioteca di scienze politiche e amministrative. Viene eletto deputato del Regno d’Italia per nove legislature, dapprima nel collegio di Vicenza e poi in quello di Thiene, mantenendo la carica con alcune interruzioni fino all’ultima legislatura, che precede di poco la sua morte, nel 1920. Parallelamente si distingue come studioso di geografia politica ed economica e come sostenitore della modernizzazione delle infrastrutture e della valorizzazione del territorio. Attratto dalla geografia, dalle esplorazioni e dai viaggi, Brunialti è tra i primi a riconoscere l’importanza del turismo in un’epoca in cui il fenomeno si struttura in forme organizzate, assumendo i tratti di un settore economico autonomo. Intuisce il valore della promozione turistica come strumento di crescita economica e di costruzione dell’identità nazionale. Cura la traduzione italiana della Nuova geografia universale di Élisée Reclus e de L’Africa orientale dal Limpopo al paese dei Somali di Heinrich Barth. Collabora a lungo con la Società Geografica Italiana, di cui è redattore e segretario del Bollettino, e tra il 1877 e il 1879 ricopre l’incarico di segretario della sezione di geografia commerciale, volta a studiare le applicazioni economiche delle conoscenze geografiche. In seguito si allontana dalla Società, non condividendone l’orientamento sempre più teorico e distante da ricadute pratiche.
Negli anni della corsa all’Africa, Brunialti sostiene con convinzione l’espansione coloniale dell’Italia, fonda il Giornale delle Colonie e, nel 1885, pubblica L’Italia e la questione coloniale, dove descrive il colonialismo come naturale “sviluppo economico e civile di un popolo al di fuori dei suoi confini politici”. Torna più volte sull’argomento con altri saggi, tra cui Le colonie degli italiani (1895) e, dopo la sconfitta di Adua (1896), insiste sulla necessità di un colonialismo “scientifico”, fondato un’attenta analisi, più che su scelte politiche contingenti. Parallelamente si interessa fortemente alle sorti degli emigranti italiani, che, con sguardo moderno, crede possano trasformarsi anche in una risorsa per il Paese e nelle comunità italiane all’estero, in particolare in Argentina, intravede nuove opportunità economiche e culturali. La biblioteca personale di Brunialti giunge nel 1922 alla Biblioteca Bocconi per volontà delle figlie, che la cedono all’allora rettore Angelo Sraffa per la somma di 9.000 lire. Comprende circa 1.800 monografie e 7.000 opuscoli, organizzati per argomenti dallo stesso Brunialti, che tra il 1874 e il 1879 aveva ricoperto l’incarico di bibliotecario alla Camera. Particolarmente significativo è il nucleo di opuscoli di ambito turistico con mappe, orari di treni, brochure informative, guide e molto altro che Brunialti ha raccolto nel corso della vita con sguardo curioso e moderno. A presentarlo è dedicata questa mostra.
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Monographs
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Note fin dall’epoca romana, le terme crescono notevolmente nel corso dell’Ottocento grazie alle nuove pratiche mediche che vantano le proprietà curative delle acque. La scoperta dei benefici dello iodio porta ad esempio all’apertura di nuovi stabilimenti come quello di Salice Terme, la cui presenza nelle acque era stata scoperta dal farmacista Angelini nel 1815. Si sviluppa l’idroterapia e molte sorgenti come Pejo o Rabbi iniziano la commercializzazione delle loro acque con una crescita che non conosce soste, come testimoniano le ponderose guide alle acque italiane che i medici idrologi Giovanni Garelli prima, e Plinio Schivardi poi, danno alle stampe nei primi anni dell’Italia unita. Allo stesso tempo, la crescita della borghesia urbana favorisce la trasformazione delle località termali in mete di soggiorni sempre più frequenti e prolungati, in cui la cura si intreccia con l’ozio e la socialità. L’affermazione del turismo termale si colloca così in un più ampio processo di cambiamento economico, sociale e culturale che segna il passaggio tra i due secoli. È però negli anni tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che le stazioni termali in Italia e in Europa conoscono la fase di maggiore sviluppo, divenendo non solo luoghi di cura ma veri e propri centri mondani, simboli di uno stile di vita elegante e raffinato. In particolare negli anni della Belle Époque questi centri, anche grazie ai capitali provenienti dalla nuova fase di espansione economica, riescono a crescere e rinnovarsi per rispondere alla concorrenza delle località balneari.
In Italia, località come Acqui, Abano, San Pellegrino, Recoaro, Salsomaggiore, Montecatini acquisiscono una fama crescente. Le loro strutture vengono ampliate e modernizzate, con la costruzione di stabilimenti imponenti, caratterizzati da un’architettura eclettica che unisce suggestioni liberty e neoclassiche. La presenza di casinò, teatri, giardini e alberghi di lusso trasforma queste città in veri centri di attrazione internazionale. Montecatini, ad esempio, viene frequentata da aristocratici e sovrani europei, San Pellegrino, a partire dal 1899, si distingue anche per l’imbottigliamento della celebre acqua, mentre Salsomaggiore si impone come meta prediletta dalla borghesia milanese, anche grazie agli investimenti dell’imprenditore milanese Giuseppe Magnaghi. Qui egli nel 1895 dà vita alle grandiose Terme Magnaghi con bagni e fanghi supervisionati da un’équipe medica, strumentazioni per polverizzare e inalare il sale, e macchinari per la pulizia e disinfezione capaci di lavare, asciugare e stirare 1.500 lenzuola, 800 salviette, 1.000 asciugamani e 1.000 accappatoi ogni dodici ore. Dal 1901 le terme si collegano al Grand Hôtel des Thermes, un maestoso edificio di sette piani fornito di tutti i servizi, dall’ufficio postale alla banca fino all’agenzia di viaggi. È in questo stesso periodo che Brunialti raccoglie un vasto campionario di opuscoli che documentano oltre a quelle italiane, anche le celebri stazioni termali europee come Baden-Baden in Germania, o Vichy in Francia che resteranno per molti anni a venire luoghi di incontro e di svago per l’alta società europea.

Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la ferrovia trasforma profondamente il modo di viaggiare e di conoscere il territorio. I treni rendono accessibili mete un tempo remote e segnano la nascita di un turismo moderno, organizzato e collettivo: viaggiare diventa un’esperienza di massa e un simbolo del progresso tecnico e sociale. In Italia e nell’arco alpino, la costruzione delle grandi linee ferroviarie e dei trafori ridisegna la geografia europea dei viaggi. Il traforo del Fréjus (1871) unisce Torino e Lione, quello del Gottardo (1882) collega il Ticino alla pianura lombarda, mentre il Sempione, inaugurato nel 1906, stabilisce un legame diretto tra Milano e Parigi. Queste opere, celebrate come conquiste dell’ingegneria moderna, trasformano le Alpi da barriera naturale a crocevia di culture, commerci e turismi.
Parallelamente, la rete ferroviaria italiana si estende e si consolida. Con la nazionalizzazione del 1905 e la nascita delle Ferrovie dello Stato, la gestione diventa unitaria e si avvia un vasto piano di ammodernamento, che introduce i primi esperimenti di elettrificazione delle linee, aprendo la strada a viaggi più comodi e veloci. In quegli anni il ministro Maggiorino Ferraris ipotizza anche l’affidamento all'ente ferroviario che si sta formando di gran parte delle responsabilità turistiche nazionali e si spende per la creazione di un’Associazione Nazionale Italiana per il Movimento dei Forestieri che dovrebbe coordinare una fitta rete di agenzie soprattutto ferroviarie. Attorno a questa nuova mobilità fiorisce anche un ricco universo editoriale. Compagnie ferroviarie e agenzie di viaggio pubblicano guide, orari illustrati e opuscoli turistici, spesso raffinati nella grafica e nei testi, che propongono itinerari panoramici, consigli pratici e descrizioni dettagliate dei “viaggi in treno” attraverso l’Italia e l’Europa centrale ai quali anche Brunialti si interessa.



















Durante l’Ottocento, il turismo marino conosce una profonda trasformazione, passando da un’attività d’élite a un fenomeno sociale più diffuso. Località costiere, fino ad allora frequentate per la pesca o il commercio, si convertono in mete di villeggiatura e di cura, trasformando il paesaggio e l’economia dei litorali italiani ed europei. In Italia, le prime destinazioni a svilupparsi come stazioni balneari sono quelle della Riviera ligure. Luoghi come Sanremo, Bordighera, Alassio o Rapallo diventano, già nella seconda metà del secolo, punti di riferimento per un turismo aristocratico e internazionale, grazie alle temperature miti, ai romanzi di successo come Il Dottor Antonio di Ruffini e ai numerosi studi medici sugli effetti benefici del clima, come quelli del famoso medico di corte inglese James Clark. Moltissimi benestanti inglesi ed europei si trasferiscono nelle località italiane durante l’inverno, mentre decine di medici britannici aprono studi in Liguria e in altre aree costiere per seguire sul posto i pazienti. Tale è il successo che l’area attorno a Sanremo arriva a ospitare fino a 30.000 ospiti alla vigilia della Prima guerra mondiale.
Le località sull’Adriatico, in seguito, iniziano a sviluppare strutture ricettive e stabilimenti balneari, seguendo i consigli del medico igienista Paolo Mantegazza e segnando così la nascita di un modello turistico destinato a durare nei decenni. Da un capo all’altro del paese, i quotidiani aprono rubriche dedicate alla stagione balneare, mentre riviste come L’Illustrazione Italiana, con i numerosi resoconti sulle nuove inaugurazioni, contribuiscono a plasmare l’immaginario collettivo delle vacanze al mare. Il fenomeno coinvolge tutto il Mediterraneo: località come Nizza, Cannes e Mentone, con il loro lusso, gli alberghi e le passeggiate litoranee, diventano simboli della villeggiatura europea. Le località italiane cercano di competere con il fascino francese, prendendo esempio proprio da queste mete iconiche. Nel Novecento, dopo la Prima guerra mondiale e il crollo degli imperi, gli aristocratici iniziano a scomparire, cambiano i costumi sociali e arrivano nuovi turisti, soprattutto americani. Testimonianza perfetta di quell’epoca è il romanzo che Fitzgerald ambienta sulla Costa Azzurra: Tenera è la notte. Il turismo marinaro, con l’inizio del secolo, si avvia verso una graduale democratizzazione: le vacanze al mare coinvolgono strati sociali sempre più vasti e il mare diventa meta non più invernale ma estiva, associata alla balneazione, al sole e al tempo libero. Gli opuscoli raccolti da Brunialti testimoniano un’epoca di profonda trasformazione culturale, in cui il litorale si afferma come spazio privilegiato dell’immaginario turistico europeo, destinato a segnare la nascita del turismo moderno.



















Nel suo libro Italian Alps del 1875 il celebre alpinista inglese Douglas Freshfield ricorda un episodio autobiografico, quando, alla partenza di una spedizione, gli abitanti dei villaggi osservano increduli le loro corde e picozze e, non credendo alle loro spiegazioni, li immaginano invece minatori a caccia d’oro, tanto sembra strana la loro attività. Molto cambia negli anni successivi e fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando la montagna europea conosce una profonda trasformazione. Da territorio percepito come ostile e remoto, diviene progressivamente una meta turistica riconosciuta, con un pubblico più ampio, favorito dall’evoluzione dei trasporti, dal mutare della sensibilità culturale e dall’affermarsi di nuove pratiche sociali legate al tempo libero. Il turismo in montagna si articola presto in più forme. Oltre all’alpinismo sportivo, che attira soprattutto le élite culturali e borghesi, si afferma un turismo climatico e salutista. Molti medici tedeschi come Karl Turban suggeriscono le località montane per curare con l’aria pura e il riposo le malattie respiratorie o nervose. Nascono numerose stazioni climatiche, con sanatori, e file di sdraio al sole e strutture dedicate, come a Davos, dove Thomas Mann ambienta il suo La montagna incantata. L’esempio svizzero con strutture per il soggiorno prolungato di stranieri è quello di maggior successo. Ma anche in Italia vengono costruiti complessi simili: il primo sanatorio viene costruito a Sondalo, in provincia di Sondrio, nel 1902, per iniziativa del medico Zubiani e nel Tirolo e Trentino allora parte dell’impero austroungarico i tradizionali bagni contadini vengono riadattati in luoghi di cura (Kurorte), come accade a Torbole, Riva o Arco.
Decisivi sono anche il ruolo delle ferrovie e lo sviluppo dei trasporti: la costruzione di linee attraverso le Alpi e le Prealpi rende accessibili località un tempo raggiungibili solo con lunghi percorsi a piedi o a dorso di mulo, con la nascita dei grandi centri del turismo alpino da Courmayeur fino al Trentino. Parallelamente, la nascita dell’hotellerie in cui la Svizzera primeggia, contribuisce a trasformare piccoli villaggi montani in stazioni di villeggiatura di respiro internazionale, con alberghi moderni e numerose infrastrutture di accoglienza. Ai primi del Novecento Arnold Lunn perfeziona la tecnica degli sci che diffonde presso l’aristocrazia inglese con una serie di libri e iniziative. Il nuovo sport contribuisce molto alla nascita del turismo invernale, cambiando la percezione della montagna durante la stagione fredda. Località come St. Moritz o Pontresina, le grandi stazioni dei Grigioni, ma anche Chamonix in Savoia, sono tra le prime a promuovere una stagione turistica invernale organizzata, divenendo meta dell’alta società europea. Vengono seguite presto da centri alpini italiani, favoriti dall’apertura di funivie e impianti a fune nei primi decenni del Novecento. Anche le strutture ricettive devono adattarsi rapidamente al cambiamento: a partire dagli anni dieci del Novecento, le guide turistiche come la Baedeker, descrivono come «keine Lungenkranken», gli hotel che non sono più adatti ai tisici, e molti alberghi che in passato avevano ospitato gli ammalati, cominciano ad aggiungere all’insegna il disegno di una corona di alloro e la scritta «Sport Hotel» per comunicare chiaramente il cambiamento. È in questi anni che prende forma il mito alpino con immagini di vette innevate e villaggi pittoreschi, che entrano nelle guide, e negli opuscoli come quelli raccolti da Brunialti e che ancora oggi fanno parte del nostro immaginario collettivo.



















Dopo la seconda metà dell’Ottocento, il turismo urbano si afferma come una pratica sociale sempre più diffusa, testimoniando l’evoluzione della percezione delle città europee che, anche grazie alla crescita delle infrastrutture e dell’industria alberghiera, diventano mete turistiche come le conosciamo ancora oggi. Sul modello della più antica Thomas Cook inglese nascono anche in Italia le prime agenzie turistiche, come la Chiari, fondata da Massimiliano Chiari e poi diventata Chiari e Sommariva, nel 1906, o la Società nazionale grandi viaggi istituita da Alessandro Perlo nel 1912. Inoltre iniziative editoriali come la «Biblioteca illustrata dei viaggi intorno al mondo per terra e per mare» di Sonzogno dal 1899, contribuiscono ancor più a diffondere la cultura del turismo anche urbano. In Italia Firenze, con il suo passato rinascimentale, Venezia con il suo fascino multiforme, Roma per i suoi monumenti imperiali e Napoli grazie anche alla vicinanza con i siti archeologici come Pompei ed Ercolano diventano tappe obbligate del turismo ottocentesco, che segna il passaggio da privilegio aristocratico a esperienza sempre più accessibile a un pubblico più ampio. Anche Milano, Siena e Verona così come Como e il suo lago diventano mete sempre più ambite.
Oltreconfine Parigi consolida il proprio ruolo di capitale culturale ed estetica d’Europa. Le esposizioni universali, i boulevard hausmanniani, i caffè letterari e i grandi magazzini definiscono l’immagine della città come emblema della modernità. Nizza, Lione e Marsiglia ne seguono il passo, affermandosi per il clima mite, l’eleganza urbana e una vivace scena artistica e culturale. In Svizzera, il turismo urbano si intreccia con quello naturalistico. Ginevra, Losanna, Zurigo, Neuchâtel e Lucerna offrono un affascinante mix di paesaggi alpini, ordine urbano e servizi all’avanguardia. Ginevra in particolare diventa un crocevia internazionale, mentre Lucerna si afferma come icona del turismo romantico grazie ai ponti coperti e alla vicinanza di laghi e montagne. Brunialti, viaggiatore colto e curioso, colleziona un ampio ventaglio di guide, mappe e piante cittadine europee, oltre a una curiosa raccolta di stampe di città degli Stati Uniti che molto impreziosisce la sua biblioteca.



















Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, il turismo europeo conosce una fase di profonda trasformazione. Se fino ad allora i viaggi restano privilegio delle élite aristocratiche e borghesi, ora il turismo assume forme più organizzate, accessibili e riconosciute come pratica sociale e culturale, anche grazie alla nascita e lo sviluppo delle associazioni turistiche. In molti paesi europei nascono associazioni che mirano a organizzare i servizi turistici: in Svizzera sono attive le Sociétes de Développement e i Syndicats d’Initiative, che troviamo anche in Francia, mentre nell’impero tedesco nascono le Verhonerungsvereine (Società di abbellimento), e nei territori dell’impero austro-ungarico le Kurkommissionen (Commissioni di cura). Parallelamente vediamo affermarsi associazioni di turisti attivi: prima i club dove vengono condivise passioni sportive come l’alpinismo, lo yachting, poi touring club dove i soci operano per diffondere la cultura del turismo. È questo secondo il caso dell’Italia. In Italia si distingue per primo il Club Alpino Italiano (CAI), fondato a Torino nel 1863 da Quintino Sella. Nato per promuovere la conoscenza e la frequentazione delle montagne, diventa presto una scuola di educazione civica e scientifica. Con rifugi, sentieri e guide, il CAI rende le Alpi accessibili e trasforma la montagna da spazio remoto e temuto a patrimonio da esplorare e valorizzare.
Accanto al CAI si afferma, agli inizi del Novecento, un movimento che lega il turismo al mondo del lavoro e delle classi popolari: l’Unione Operaia Escursionisti Italiani (UOEI). Fondata nel 1911, nasce per diffondere la pratica dell’escursionismo tra i lavoratori, ed ha rapidamente successo tanto da superare nel periodo a ridosso della Grande Guerra il numero di iscritti del CAI a ridosso della Grande Guerra. Fondamentale è anche l’opera del Touring Club Italiano (TCI), fondato a Milano nel 1894 dall’industriale Luigi Bertarelli, ispirato ai club ciclistici inglesi. Nato come “Touring Club Ciclistico Italiano” con 57 soci, nel 1900 assume il nome attuale e si espande rapidamente fino a diventare la principale organizzazione turistica del Paese, con oltre ottantamila iscritti già nel 1910. Attraverso la Guida-itinerario dell’Italia, le Guide regionali d’Italia, o la rivista Le Vie d’Italia, il TCI contribuisce in modo decisivo alla diffusione di una moderna cultura turistica. Nel loro insieme, le associazioni turistiche italiane svolgono una funzione duplice: democratizzano l’accesso al viaggio e offrono strumenti concreti per organizzare e valorizzare le pratiche turistiche, come testimoniano le guide e gli opuscoli raccolti nella biblioteca di Attilio Brunialti, che è anche presidente di una sezione CAI dal 1910 al 1913.


















Il turismo di Brunialti per il turismo di oggi. Conclusioni

L’Italia, già meta privilegiata del Grand Tour sette-ottocentesco, offriva tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento un panorama turistico straordinariamente ricco e stratificato. Città d’arte, località balneari, stazioni climatiche, centri termali e soggiorni montani componevano un mosaico di destinazioni, itinerari e forme di villeggiatura di cui gli opuscoli conservati nel Fondo Brunialti restituiscono una vivace testimonianza. Un patrimonio di luoghi e tradizioni che, pur profondamente trasformato, continua a caratterizzare l'offerta turistica italiana. Riscoprire il turismo di oltre un secolo può offrire anche spunti di riflessione per affrontare alcune delle sfide del turismo contemporaneo. Si parla molto oggi di destagionalizzazione, della necessità cioè di distribuire i flussi turistici lungo tutto l'arco dell'anno. Eppure, sfogliando gli opuscoli del Fondo Brunialti, scopriamo che molte località balneari, oggi frequentate quasi esclusivamente d'estate, erano un tempo apprezzate anche come mete di soggiorno invernale, ricercate per la mitezza del clima, la salubrità dell'aria e i benefici attribuiti alla permanenza sul mare. Allo stesso modo, di fronte al problema sempre più pressante dell'overtourism, la geografia turistica del passato può suggerire itinerari alternativi e nuove opportunità di valorizzazione in un’ottica di sostenibilità turistica. Numerose località, un tempo rinomate e frequentate, sono oggi rimaste ai margini dei principali circuiti turistici, pur conservando il fascino di un tempo. È il caso, ad esempio, delle tante località termali, alle quali è dedicata una parte significativa degli opuscoli della raccolta: luoghi che potrebbero tornare a essere protagonisti di nuove forme di turismo culturale, del benessere e di iniziative ed eventi capaci di valorizzarne l'identità. In questa prospettiva, gli opuscoli del Fondo Brunialti diventano anche strumenti per rileggere il territorio con occhi diversi, riscoprire destinazioni dimenticate e immaginare un turismo più diversificato, diffuso e attento alla storia dei luoghi. Perché, per affrontare in modo propositivo e utile i prodotti e i luoghi del turismo risulta comunque sempre molto utile ripercorrere con occhi nuovi i contesti e le dimensioni che hanno fatto grande il nostro paese.

Annunziata Berrino, Storia del turismo in Italia. Bologna, Il Mulino, c2011 ASUB, Lettera Da Rina e Cina Brunialti a Sraffa, 16 marzo 1922 Giovanni Cazzetta, Predestinazione geografica e colonie degli europei. Il contributo di Attilio Brunialti, in Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno, N. 1 (2004-2005). P. 121-127 Federico Ferretti, Traduire Reclus. L’Italie écrite par Attilio Brunialti, in Cybergeo : European Journal of Geography, 2009, https://doi.org/10.4000/cybergeo.22544 Guido Melis, Per una biografia di Attilio Brunialti consigliere di Stato, in Studi in memoria di Cesare Mozzarelli, Milano, Vita e Pensiero, 2008, p. 1297-1322 Ilaria Porciani, Attilio Brunialti e la ‘Biblioteca di Scienze Politiche'. Per una ricerca su intellettuali e Stato dal trasformismo all'età giolittiana, in I giuristi e la crisi dello Stato liberale in Italia fra Otto e Novecento a cura di Aldo Mazzacane, Napoli, Liguori, 1986. Si ringrazia la prof. Magda Antonioli per la consulenza scientifica nella realizzazione della mostra.

































